16 dicembre 1942 - Messerschmitt 323 Gigant - Pesaro

Il 16 dicembre 1942 un Me 323 Gigant in volo da nord, presumibilmente a causa della nebbia come ci è stato riferito da chi quel giorno assistette alla tragedia urtò la sommità della collina denominata La Montagnola (quota 196), sulla scogliera che da Gabicce Monte giunge sino a Pesaro. L’esamotore rovinò nella valletta sottostante incendiandosi. Nell’incidente i dieci membri dell’equipaggio a bordo perirono; la vicenda suscitò grande eco e commozione, come si evince dalla cronaca dei funerali riportata sul Corriere dell’Adriatico del 20 dicembre successivo. La ricostruzione storica di quanto accadde quel giorno, nonché il ritrovamento dell’esatto luogo d’impatto del velivolo è stata resa possibile dal lavoro del riminese Daniele Celli, di cui pubblichiamo un estratto della sua ricerca.

“Un ME 323 tedesco, stava volando lungo la Costa Adriatica in direzione Sud. Era una fredda giornata invernale, con nuvole molto basse. Si trattava di un grosso aereo da carico dotato di sei motori che stava trasportando rifornimenti nel Sud Italia. Erano circa le 9:30 quando quel velivolo si è trovato a passare al traverso di Rimini, dove sulla spiaggia era da poco arrivato un bambino di dodici anni, che la madre aveva mandato a prendere dell’acqua di mare. Quel bambino oggi ha ottanta anni, si chiama Giuseppe Fabbri, classe 1932, soprannome di famiglia “Burdoun”. È un mio amico e durante uno dei tanti incontri avuti con lui per farmi raccontare i suoi “ricordi di guerra”, il 19/12/08 mi ha riferito cosa aveva visto un giorno mentre si trovava in riva al mare. “ Durante la guerra il sale era difficile da trovare e la mamma mi mandava a prendere l’acqua di mare, allora era pulita, con la quale preparava la piada, che in quegli anni a cena non mancava mai sulla nostra tavola. Era una giornata grigia e fredda con nuvole molto basse, saranno state circa le 9:00, forse le 10:00. Ad un tratto ho visto passare a qualche centinaio di metri dalla riva, un grande aereo con sei motori diretto verso Pesaro, volava molto basso. Non avevo mai visto nulla del genere, così da vicino. Dopo averlo osservato passare, mi sono messo a fare il mio lavoro. Mi sono avvicinato alla riva e con le mani ho scavato una buca nella sabbia creando una piccola pozza d’acqua che raccoglievo con un contenitore e riversavo nei fiaschi utilizzando un “pidriul” (imbuto). Ad un tratto, ho visto con la coda dell’occhio come un lampo in direzione di Gabicce e qualche attimo dopo ho sentito il rumore di una esplosione. Quell’aereo doveva essere andato a sbattere contro la collina.” Molto interessato a questa storia, ho chiesto ad alcuni miei compagni di scuola, originari di Cattolica, se tra i loro parenti vi fosse qualcuno che ricordava questo fatto ma purtroppo non sono riuscito a trovare nessun riscontro. Navigando in rete, in cerca di una traccia, ho trovato un interessante sito “aviazione marche.org” che trattava argomenti di carattere aeronautico relativi alla Regione Marche. Tra gli articoli presenti nelle pagine, ce n’erano alcuni sulla presenza dell’aviazione militare, italiana, tedesca ed alleata, relativi al periodo bellico. Perché non provare a chiedere a loro se avevano mai sentito parlare di questo fatto? Così ho inviato una richiesta di aiuto a Lucio Lucci, uno dei sei componenti del gruppo di ricerca. Lui molto gentilmente mi ha risposto riferendomi di non essere a conoscenza di questo episodio, ricordava però di avere trovato e conservato durante le sue ricerche, un articolo di giornale sul funerale di alcuni aviatori tedeschi, avvenuto a Pesaro in data 20/12/1942. Nell’articolo del “Il Corriere dell’Adriatico” (immagine 1), non era menzionato né quanti fossero gli aviatori, né dove fosse avvenuto l’incidente e nemmeno il tipo del velivolo precipitato. Dopo questo contatto, per diverso tempo non sono più riuscito a trovare altri elementi su questo incidente, così ho riposto la ricerca “nel cassetto”, ma non nel dimenticatoio. Parlando con le varie persone incontrate durante le ricerche, ho sempre chiesto a tutti di quell’episodio ma purtroppo nessuno ne era a conoscenza. Alcuni anni dopo, ho incontrato Umberto Palmetti di Gabicce, un ex sindacalista che fa parte dell’ANPI di Pesaro. Anche a lui ho rivolto la solita domanda che faccio a tutti quelli con cui riesco a parlare nelle mie ricerche: “Ha mai visto cadere un aereo durante la guerra?” La sua risposta è stata negativa, però ricordava che un suo vicino di casa, un po’ di tempo addietro gli aveva raccontato di avere assistito alla caduta di un aereo molto grosso sulla collina di Gabicce. A sentire quelle parole mi si sono illuminati gli occhi e gli ho chiesto se mi poteva mettere in contatto con quella persona, se era possibile la volevo incontrare. Palmetti lo avrebbe contattato e mi avrebbe fatto sapere. Dopo alcuni giorni, Palmetti mi richiama per mettermi al corrente che un altro suo vicino, Bruno Baldelli, era stato testimone di quell’evento e mi dava il suo numero di telefono. Era venuto fuori addirittura che questo signore non era nemmeno l’unico testimone perché Umberto, facendo mente locale, ricordava di conoscere anche una terza persona che proveniva sempre da quella zona ed ora abitava poco lontano da lui. Finalmente era venuta fuori una buona traccia. Ho immediatamente telefonato a Baldelli per fissare un appuntamento, e vista la sua cortese disponibilità, anche per andare a fare un sopralluogo sul posto. Volevo identificare con esattezza l’area dove era caduto l’aereo per metterne al corrente l’amico Enzo Lanconelli, anche lui molto interessato a questo genere di argomenti. Il giorno 16/06/12 mi sono incontrato con Baldelli e siamo andati a fare un giro nella zona dove si era schiantato il velivolo, tra la Vallugola e Casteldimezzo. Non potevo escludere dal sopralluogo i “collaboratori” Fabbri e Palmetti. Da Gabicce Mare ci siamo diretti verso Pesaro seguendo la strada che passa sulla collina di Gabicce Monte. Oltrepassato il bivio per Vallugola, a circa un chilometro da Casteldimezzo ci siamo fermati ai bordi della strada, poi a piedi abbiamo raggiunto un curva appena superata dalla quale si godeva una vista panoramica spettacolare. L’aereo aveva impattato proprio in quel punto, denominato sulla cartografia regionale “la Montagnola”, quota 196 mslm, poi aveva oltrepassato la strada scivolando giù per il declivio per terminare la sua corsa ai piedi della collina. Durante il sopralluogo Bruno Baldelli classe 1926 mi ha raccontato quello che era successo quel giorno: “Sono nato a Casteldimezzo nel 1926 e qui abitavo durante la guerra. Un giorno di nebbia molto fitta, potevano essere le 9-9:30 del mattino, in paese abbiamo sentito un gran botto verso Vallugola e con un gruppo di paesani siamo corsi a vedere cosa era successo. A circa un chilometro dal paese, abbiamo visto ai piedi della collina un grosso aereo che bruciava. Tra le fiamme si vedevano ancora alcuni uomini che si muovevano. Ricordo che qualcuno ha detto che bisognava andarli ad aiutare ma cosa potevamo fare, chi si avvicinava a quell’inferno. Tra la gente si diceva che l’aereo avesse quattro motori, altri dicevano sei. Sembrava che l’aereo trasportasse dei motori e che a bordo vi fossero tredici persone, tutte morte nell’incidente. Questo fatto deve essere avvenuto tra Ottobre e Novembre, ma non saprei dire in che anno, sicuramente era inverno. In quel periodo io ed altri cinque miei compaesani lavoravamo nella Todt, alla costruzione di un fortino scavato nella collina vicino al cimitero di Casteldimezzo.” Quindi a sentire Baldelli sembrava un aereo con sei motori, doveva trattarsi proprio di quello visto da Fabbri ma ancora non c’era la certezza assoluta, servivano riscontri certi. Baldelli ha concluso il suo racconto dicendo che, secondo lui, se l’aereo avesse volato qualche metro più in alto probabilmente sarebbe riuscito a passare indenne sopra alla collina che praticamente aveva quasi sfiorato. Tornato a casa, molto soddisfatto per quanto raccolto, ho subito messo al corrente Lanconelli di tutte le informazioni raccolte, corredandole con la planimetria della zona sulla quale gli ho individuato il luogo del crash. Anche Lanconelli era entusiasta di come progrediva la storia e con la speranza di poter trovare dei reperti, abbiamo deciso che avremmo fatto una ricerca con il metal detector sul posto. Abbiamo lasciato passare l’estate, visto il gran caldo che faceva, ed il giorno 13/10/12, con Lanconelli e Fabrizio Raccagni, siamo andati a fare il previsto sopralluogo. Raggiunta la sommità della collina ed individuata la zona, con l’automobile, ci siamo avvicinati sin dove era possibile, poi a piedi ci siamo incamminati tra i campi per scendere a valle. A metà strada, abbiamo avuto una sgradita sorpresa, quel terreno era utilizzato come campo da golf (immagine 3)…Ecco spiegato il perché da sopra la collina lo vedevamo tutto bello curato, con l’erba tagliata bassa, un po’ troppo per essere un campo coltivato. Le cose si complicavano. Su una piazzola di tiro, era presente un giocatore che faceva allenamento. Ci siamo avvicinati e gli abbiamo riferito quali erano le nostre intenzioni. Quello era un campo di addestramento, l’autorizzazione ce l’avrebbe dovuta dare il responsabile del circolo, presente nell’edificio sede del club, ubicato a un centinaio di metri da lì. Il signore ci ha accompagnato e ce lo ha presentato. Il sig. Roberto Pompei, direttore del Golf Club Vallugola, ascoltate le nostre richieste, entusiasta per la originale storia che stava ascoltando, si è dato subito disponibile, permettendoci di fare quello che volevamo. Naturalmente gli abbiamo garantito che i modesti scavi che avremmo fatto, sarebbero stati immediatamente chiusi. L’unica cosa che ci ha chiesto, era se potevamo fargli sapere l’esito della ricerca prima di andarcene. Rimboccate le maniche e recuperati le necessarie attrezzature, ci siamo messi a scandagliare il terreno con i due metal detector. Poco dopo la prima conferma, Enzo ha trovato subito un piccolo pezzo di alluminio che mostrava di essere stato soggetto alle alte temperature del rogo menzionato da Baldelli. Durante l’oretta che abbiamo trascorso su quel campo, sono emersi diversi altri reperti che confermavano la presenza sull’area di un aereo militare (immagini 4,5,6). A questo punto c’era una domanda a cui bisognava dare risposta, come avere la conferma che quei reperti provenissero dall’aereo che aveva visto Fabbri e non da un altro velivolo? Come trovare riscontri certi? Questo problema lo ha risolto Andrea Raccagni, che alcuni giorni dopo, svolgendo una ricerca su internet ha trovato la prova che toglieva ogni ombra di dubbio; sul sito http://forum.12oclockhigh.net/archive/index.php?t-20141.html ha trovato una pagina relativa alla discussione su un Me 323 caduto in Italia "50 km sud di Rimini" e dove era indicata la lista di nove aviatori deceduti in quell’incidente e successivamente sepolti al Passo della Futa:

Feldwebel Marcks Lothar 06.10.1907,Feldwebel Geppert Gerhard 20.12.1915, Feldwebel Rahe Theo 24.02.1920, Leutnant Hoffmann Wilhelm 17.12.1916, Obergef Müller Anton 09.01.1921, Obergef Walter Johann 20.02.1919, Gef Hüttel Johann 18.08.1922 , Flieger Lentz Theobald 17.07.1923 , Feldwebel Büttner Willi 22.04.1900.

Questa era la conferma che si trattava proprio dell’aereo visto da Fabbri. Facendo mente locale, ho ricordato che la data dell’incidente era prossima a quella dell’articolo del “Corriere dell’Adriatico” di cui mi aveva parlato l’amico Lucio Lucci del gruppo Aviazione Marche, così mi sono rimesso in contatto con lui per averne una copia. Mi ha risposto che lo avrebbe cercato e me lo avrebbe inviato, cosa che è avvenuta pochi giorni. Leggendo l’articolo, apprendevo che il funerale era avvenuto a Pesaro e che alla cerimonia avevano presenziato alte cariche, sia amministrative che militari, come il Prefetto, il Federale, il Podestà, oltre a una folla immensa. Un altro tassello di questa storia lo potevo trovare al cimitero, se il funerale era avvenuto a Pesaro, le salme le dovevano avere tumulate lì e quindi quegli stessi nomi dovevano essere stati trascritti nei registri cimiteriali il giorno della loro tumulazione avvenuta il 20/12/1942. Ho telefonato agli Uffici del cimitero di Pesaro, mi ha risposto il sig. Alberto Norbiato al quale ho spiegato cosa stavo facendo e se poteva farmi la cortesia di consultare, alla data indicata, se erano stati sepolti alcuni militari tedeschi. Il giorno successivo, Norbiato molto gentilmente mi inviava una mail alla quale aveva allegata la fotografia (immagine 2) di una pagina del registro cimiteriale; vi erano indicati gli stessi nomi dell’equipaggio del Gigant, tutto tornava, il “cerchio si era chiuso”.

Le immagini nr. 7 ed 8 sono del Deutches Bundesarchiv.

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